Fiere e pandemia. La reazione di Arte Fiera

TERZO APPUNTAMENTO CON I DIRETTORI DELLE FIERE D’ARTE ITALIANE, INTERPELLATI SUL FUTURO DELLE LORO MANIFESTAZIONI. STAVOLTA TOCCA A SIMONE MENEGOI, A CAPO DELLA BOLOGNESE ARTE FIERA.

Dopo Artissima e ArtVerona, è Arte Fiera a esprimersi sulle sorti degli eventi fieristici nell’epoca della pandemia. Ecco cosa ne pensa Simone Menegoi.

Come si è organizzata la tua fiera, rispetto a quello che è successo, per rimanere in contatto con la community di riferimento?
Appena è iniziata la quarantena abbiamo lanciato sul sito di Arte Fiera una rubrica chiamata “In Galleria”: ogni settimana, sei espositori dell’anno passato illustrano la mostra in corso nei loro spazi, al momento inaccessibili al pubblico. Per le gallerie è un modo di tenere desta l’attenzione del pubblico sul loro lavoro; per noi, un modo di tenere vivo il rapporto con le gallerie. Ci teniamo in contatto via WhatsApp e Skype con i nostri comitati, quello di selezione, formato da galleristi, e quello consultivo, un gruppo di importanti collezionisti italiani che dall’anno passato affianca la direzione artistica con riscontri e consigli.
Infine, come puoi immaginare, nel momento in cui rispondo, tutto lo staff di Arte Fiera è ancora in modalità di lavoro a distanza. Le nostre riunioni si svolgono online.

Come evolverà a tuo avviso il sistema fieristico nei prossimi mesi e anni in Italia e all’estero? 
In questo momento “mesi” e “anni”, il futuro a breve e quello a medio termine, appartengono a prospettive enormemente diverse. Come, nel prossimo futuro, divideremo gli eventi fra un “prima” e un “dopo” COVID-19, così ci sarà un “prima” e un “dopo” la scoperta del vaccino, che, da quanto è possibile capire, cambierà le regole del gioco. Dopo l’arrivo del vaccino ‒ ovvero, se le stime non ingannano, fra 12-18 mesi, non prima ‒ la vita potrà riprendere il suo corso, anche se probabilmente ciò che è successo nel frattempo lascerà una traccia profonda e duratura (indelebile, sostiene qualcuno) sul piano economico e sociale. Prima di quella soglia, l’orizzonte di qualunque attività sarà quello di impedire una nuova impennata di contagi. E questo, ovviamente, vale in primo luogo per gli eventi di massa come le fiere.

E nel frattempo?
Gli eventi fieristici saranno compatibili con le norme di sicurezza che regoleranno la vita e il lavoro in assenza di vaccino? A quali condizioni? Si sta già ragionando di ingressi contingentati, maggiore distanza fra gli espositori, eccetera. Misure simili saranno sufficienti, magari in combinazione con un potenziamento dell’accesso digitale all’offerta delle gallerie? Oppure, tenendo conto dei costi di allestire una fiera in forma fisica rispetto al suo ritorno economico nelle condizioni attuali, la dimensione digitale sarà l’unica realisticamente praticabile, come per le ultime edizioni 2020 di Art Basel Hong Kong e Frieze NY? Al momento, rispondere è quasi impossibile. Si naviga a vista, ogni giorno può cambiare la prospettiva. Abbiamo appena saputo che l’edizione 2020 dell’Oktoberfest di Monaco è stata cancellata per timore di scatenare un’ondata di contagi. Si tratta di una scala ben diversa da quella di una fiera (le stime prevedevano un milione di visitatori!), ma ovviamente l’annuncio non induce all’ottimismo.

Quali cambiamenti poi immaginare per la tua manifestazione in vista della prossima edizione quindi?
Difficile dire, per le ragioni appena esposte. La fortuna di Arte Fiera è quella di aver chiuso i battenti dell’edizione 2020 appena prima che il virus cominciasse a diffondersi, e di avere parecchi mesi per prepararsi a ciò che verrà. Entro certi limiti, abbiamo la possibilità di vedere come reagiranno alla situazione le altre fiere italiane e internazionali, e di cercare di imparare dalle loro esperienze. L’unica cosa che mi sembra ragionevole poter affermare al momento è che un potenziamento della dimensione digitale della fiera è inevitabile; più in generale, penso che questo accesso digitale sarà uno dei lasciti a lungo termine della vita post-COVID (e pre-vaccino).

Le gallerie sono il principale “cliente” delle fiere. Che idea ti sei fatto su questi soggetti nel futuro?
Per le gallerie il discorso è molto diverso. Inaugurazioni a parte, non si trovano ad affrontare problemi di grandi assembramenti di persone. Una galleria parigina particolarmente ambiziosa e lungimirante ha appena comunicato di star lavorando per riaprire i suoi spazi “immediatamente dopo la fine della quarantena”, fiduciosa del fatto che sarà possibile visitarli a piccoli gruppi (ovvero la quantità di pubblico che frequentava le gallerie anche prima del lockdown). E il problema delle inaugurazioni può essere risolto facilmente.

Ma le gallerie sopravviveranno in questo nuovo ecosistema?
Appunto. La sfida, nel caso delle gallerie, è sopravvivere a un periodo, non sappiamo ancora quanto lungo, privo di fiere in forma fisica, e con quelle digitali a uno stadio ancora primitivo. Se consideri la percentuale di fatturato delle gallerie che dipende dalle fiere (le stime variano, ma siamo senz’ombra di dubbio oltre il 50%) e aggiungi all’equazione una congiuntura economica recessiva, il quadro è subito chiaro.

Non sei ottimista…
Temo un danno grave per il tessuto delle piccole e medie gallerie e, di riflesso, per artisti, curatori, trasportatori, indotto…

E riguardo al concetto stesso di galleria? Andrà a farsi benedire anche lui?
Non so, ma sono incline a pensare di no. Non credo che la dimensione fisica dell’opera perderà di valore (anzi, se possibile ci sarà ancora più cara). E se ci saranno opere in forma fisica, ci sarà bisogno di luoghi fisici in cui esporle.

Un altro soggetto cruciale per le fiere sono i collezionisti. Come immagini che reagiranno alla grande crisi del Dopoepidemia?
La voglia di comprare non è venuta meno; anzi, per molti collezionisti, a furia di essere confinati in casa, è diventata una smania. Più d’uno, fra quelli che conosco, ha comprato in quarantena e a distanza, sia pure senza mettere in gioco somme importanti, e concentrandosi su opere che potrà esporre in casa (per inciso, sospetto che d’ora in poi l’orizzonte domestico influenzerà gli acquisti ancora più di prima, perché, volenti o nolenti, passeremo molto più tempo fra le mura delle nostre abitazioni). Ma tutto ciò dovrà fare i conti con la crisi economica.

Previsioni?
Si può ipotizzare una polarizzazione degli acquisti verso l’alto e verso il basso: per chi può ancora permettersele, grandi opere che costituiscono anche beni rifugio; per gli altri, opere dal costo molto contenuto, che si tratti di pezzi minori di artisti noti o di opere di artisti emergenti.

Fonte: Massimiliano Tonelli
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